Corona 03

Succede adesso che ho 42 anni,
le città fanno la muta e la pelle esfoliata
rimane sull’asfalto poco battuto.
Tutto paradossalmente respira di più.
I libri di carta, dispositivi connessi, profumi di cucina tra piante
aromatiche e rosmarini dai fiori viola-blu.
Poi due giorni di gelo, l’aria piena di raffiche e la natura
immobile in una sonnolente attesa.

di Alba Spataro

Corona 02

Sulla strada muta osservo finestre illuminate.
Gialle, al loro interno sagome di donne, bambini, uomini, bambine, un cane, un gatto e ancora un cane.
Vasi fioriti e balconi affollati.
Chitarre e sfilate di mezzi militari con dentro la morte.
Fragili, respiri sempre più labili, macchine che smistano ossigeno, ma a troppi non basta.
La vita e la morte, in questi giorni, con maggiore evidenza, quasi si eguagliano.
Un invisibile ma allo stesso tempo appuntito virus ci assale, assale noi esseri umani.
Noi che spavaldi lo abbiamo deriso, adesso ne siamo sopraffatti.
Cambiamo tutto, almeno per un po’.
Andrà tutto bene, dicono.
Salveremo la vita e forse, finalmente, toccheremo le nostre coscienze.
Le strade brulicheranno, le tazzine di caffè torneranno a far baccano dentro il lavello di un bar e il profumo del pane uscirà senza esitazione dalla porta del forno.
Giovanni avrà nuovi occhi e anche Linda.

di Alba Spataro

Corona 01

Da giorni un silenzio globale nell’ora di punta.
L’ho visto in un film e il protagonista sfrecciava sulla sua auto
in una Times Square popolata di sole facce sui led.
La musica di sottofondo era una canzone delirante dei Radiohead.

Da giorni un silenzio cittadino nelle ore che accompagnano il risveglio, per esse è rimasto l’odore del caffè.

Le facce conservano gli occhi e celano i loro orifizi per paura del contagio.
Le espressioni hanno perso il sorriso, anche se riesci ancora a percepirlo dagli occhi che osservi, ma appare mutilato, privato di una sua collaboratrice fondamentale: la bocca.

Le case si scoprono mondi pronti ad accoglierci, sono tane, rifugio.
Tutti a casa!

L’essere umano si ferma.
Il resto prosegue e il cielo si ricolora di blu, le foglie esplodono di verde, i suoni naturali si amplificano, puliti e nettati.

Guardo un geco che mi teme nella sua indifesa mole, vorrei abbracciarlo e dirgli che io ho da temere più di lui… il mio nemico non si vede neanche!

di Alba Spataro

FINORA

Non avevo davvero capito
quanto fosse blu il cielo
e verde la giovane erba
a primavera,
quando il vento inclina
appena il capo
ai rami scossi
del mandorlo dai fiori bianchi iridati e del pesco con le chiome rosa.
Occupata dall’inganno del tempo,
non avevo mai osservato,
con cura,
le mille forme
di esseri, coi lori passi
e l’ombra mia, lunga,
che trema, scomposta
nell’incedere, lungo la strada.
Davvero, non avevo mai ascoltato
il suono delle tante voci,
intorno a me,
ognuna con un timbro,
ognuna che modula l’aria;
e nel respiro
e nei respiri,
nei pianti,
nei sorrisi,
trovo quanto sia bella la vita.

di Sarita Massai